Gen 06 2008

Schumacher erede di Todt

Published by admin2 at 13:15 under News, Sport

schumacher

L’addio di Michael Schumacher a fine 2006 è stato assorbito senza contraccolpi: Kimi Raikkonen ha vinto al primo tentativo, la Ferrari è ancora campione dei costruttori. «Siamo una squadra», ripete sempre Jean Todt.

Ora è lui a farsi da parte, a lasciare il ruolo operativo in pista a Stefano Domenicali, che dal 1º gennaio è il capo della Gestione sportiva. Todt resterà amministratore delegato del Cavallino, dietro le quinte del Circus. «Questo non significa che mi separo dal mondo della F1 - assicura -. Mi tiro indietro dagli impegni quotidiani, ma farò un salto in pista di tanto in tanto».

Per la sua successione avrebbe voluto proprio l’ex campione tedesco. «Sarebbe stato il miglior candidato per questo ruolo, ma non ha voluto», confessa ora in un’intervista al magazine tedesco Auto motor und sport. Si tratta di un riconoscimento nei confronti di Schumi e non di una «diminutio» del neopromosso Domenicali, precisano a Maranello. Un anno fa, il manager francese e il pilota parlarono del futuro, questi spiegò che a guidare era bravo ma dietro una scrivania proprio non riusciva a immaginarsi, e quindi eccolo oggi nei panni di super collaudatore, senza che mai ci sia stata una sua nomination alla direzione sportiva. Il rapporto con Domenicali è chiaro. «Sono il suo capo - taglia corto Todt -. Il passaggio di consegne era inevitabile dopo la mia nomina ad amministratore delegato: si trattava soltanto di trovare il momento giusto e il giusto successore. Abbiamo discusso anche con Ross Brawn, però abbiamo preferito una soluzione interna».

Quando Todt arriva a Maranello, la Ferrari è un team in crisi, sfilacciato. È il 1º luglio del ‘93. Debutto a Magny-Cours, nel cuore della Francia. E inizio della ricostruzione. I risultati arrivano col tempo, 98 Gran premi vinti, 13 titoli iridati (tra classifica piloti e costruttori). «I risultati sono più importanti di una stampa ben disposta» ammette a proposito di rapporti non sempre facili con i media. «Sono l’unico in azienda che deve porgere l’altra guancia. Questo è il prezzo da pagare». I momenti brutti: l’incidente a Schumacher nel ‘99 a Silverstone, una gamba fratturata ma per qualche minuto la Formula 1 teme il peggio. E poi le sconfitte: le critiche nel ‘96, c’è chi chiede la sua testa ed è proprio Schumi, alla prima stagione a Maranello, a difenderlo. Poi la delusione del ‘97 a Jerez, quella dello scontro con Jacques Villeneuve. «Michael era a dieci minuti dal traguardo. Da quella volta non misuro più il finale di una gara in giri, ma in minuti». Infine i dispiaceri del 2007 per la spy story, spazzati via dalla sentenza della Federazione, dal successo in pista e dalle scuse ufficiali della McLaren. Todt affonda il coltello: «È incomprensibile che un team che ho sempre rispettato, mi correggo, che una volta rispettavo, sia finito in un modo simile. Non voglio lanciare accuse facili, si tratta di fatti».

Nel ‘99 arriva il titolo costruttori, ma sfuma ancora quello dei piloti. Un bicchiere pieno a metà, una gioia rinviata alla stagione successiva, 21 anni dopo Jody Scheckter. L’inizio di un ciclo. Che continua, con nuovi uomini cresciuti in casa, come lo stesso Domenicali, come Almondo, Costa, Simon, Baldisserri, o pescati con buon intuito. Raikkonen, per esempio. «Non so se sia meglio lui o Alonso. L’auto fa la differenza. Ho scelto Kimi perché il suo carattere si adatta meglio alla nostra squadra».

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