Gen 02 2008

Intervista con De Rossi, Roma. Quale sarà il suo futuro?

Published by admin2 at 02:03 under News, Sport

derossi

Intervista a tutto campo con il centrocampista: «Non ho avuto contatti con nessuno né ho parlato di soldi con la società. Sogno una carriera tutta giallorossa ma ora la priorità è tornare in campo»
ROMA, 31 dicembre - Pare, sembra, si sussurra, si dice che il suo calvario sia finito. Quello di Alberto Aquilani, ventitrè anni, centrocampista, nazionale, lampi da campione in questo 2007 che stiamo per salutare. Solo lampi perché questo ragazzo, che nei piedi e nella testa ha un grande calcio, negli ultimi mesi ha visto più medici che arbitri. Con la Roma appena tredici partite, otto in campionato, due in Champions, altrettante in coppa Italia, la Supercoppa, due in azzurro, la prima ufficiale, contro l’Ucraina. Poco, troppo poco. Tanta, troppa, invece la sfortuna, una serie di infortuni che tra il campionato scorso e l’attuale lo hanno costretto in infermeria per otto mesi. Un’eternità per un ragazzo che stava facendo, da protagonista, i passi decisivi nel calcio dei grandi.

Lo abbiamo incontrato in un noto bar nella zona Sud di Roma per conoscere il punto della situazione dal diretto protagonista che non gioca una partita ufficiale dal due ottobre scorso, quando si procurò una grave lesione muscolare al retto femorale dopo pochi minuti della ripresa della gara contro il Manchester United. Abbiamo ritrovato un Aquilani con una voglia di tornare a giocare che se lo porta via, che non vede l’ora di tornare a fare quello che sa fare meglio: il calciatore. Magari per sempre con la maglia della Roma, pronto a prolungare il suo contratto. Ma ora la sua priorità è una sola: stare bene e giocare. Glielo auguriamo di cuore. Se lo merita.

Anno nuovo, Aquilani…
«Nuovo. Ci spero. Ci credo. Lo voglio. Tra il campionato passato e questo, sono stato otto mesi fuori per infortuni. Non ne posso più» .
E’ pronto a rientrare?
«Sto bene. Anche se… » .
Anche se cosa?
«Continuo ad avvertire un leggero fasti­dio nel punto in cui mi sono fatto male a Manchester. Mi dicono che sia normale, è la cicatrizzazione, ma c’è anche qualcuno che mi dice che tornare a giocare potreb­be essere un rischio. E poi non nascondo che ci sia anche una questione psicologica. Dopo tanti guai, la testa fa fatica a non pensarci, c’è un poi di timore di tornare a farsi male. E pensare che nell’anno che so­no andato alla Triestina, giocai quarantu­no partite di campionato senza mai avere nulla».
Tornasse indietro rigiocherebbe a Man­chester dove andò in campo con una cavi­glia malandata?
«E’ chiaro che se avessi saputo di farmi male non avrei giocato. Però, ribadisco, che se tornassi indietro sì, rigiocherei. Ero stato costretto a non esserci in quella ma­ledetta notte dei sette gol, volevo giocare, come si fa a dire no all’Old Trafford, a una sfida contro il Manchester United?».
E lì è ricominciato il calvario…
«Ho capito subito che era una cosa gra­ve. Ho sentito proprio il botto, stoc e non ho avuto dubbi che sarebbe stata una cosa lunga. Spera­vo di rientrare prima, ma l’infortunio è stato grave, uno strappo che non sai mai quanto ti serve per tornare. Per certi versi sarebbe stato meglio farsi il crociato, lì i tempi di recupero li conosci, sono quelli, te ne fai una ra­gione, lavori, torni e giochi».
Non è servito a nulla nep­pure andare nel centro fi­sioterapico di Cesenatico del signor Chierici, scelta che a Roma ha fatto molto discutere
«Sono andato lì perché avevo anche bisogno di stac­care da Trigoria pr un po’ di tempo. Ci sono rimasto tre settimane, quando sono tor­nato sapevo di non essere ancora recuperato, ma a quel punto mi sembrava giusto tornare a Trigoria».
Ora quel centro fisioterapico i carabinieri lo hanno chiuso.
«Mi spiace per Chierici. Con me si è sempre comportato bene. Gli auguro di tornare a lavorare».
Dopo Cesenatico, di nuovo a Trigoria.
«E quelli sono stati i quindici giorni più difficili della mia carriera. Avrò fatto due­mila chilometri, sono tornato a Cesenatico, sono andato in altri posti, alla fine ho de­ciso di affidarmi in tutto e per tutto a Silio Musa, il fisioterapista della Roma».
Ora cosa le manca per tornare Aquilani?
«Giocare. Ho bisogno di una riprova sul campo, di una partita vera. Solo così ritro­verò la tranquillità. Con i compagni mi sto allenando già da un po’ di tempo, ho già disputato le partitelle in famiglia, per pre­cauzione mi metto anche una fascia protet­tiva. Ma tutto questo conta poco, mi serve tornare a giocare, sentire il profumo del calcio vero, l’unico poi che conta».
Bergamo, 13 gennaio, ripresa del cam­pionato, può essere la data giusta?
«Può essere» .
E poi al 2008 che cosa chiede?
«La salute, punto. Sono tre stagioni che mi infortuno, c’è qualcosa che non quadra. Ho la muscolatura troppo rigida, devo fa­re molto stretching, sto lavorando sulla po­stura per migliorare. Mi auguro di aver già dato tutto alla sfortuna. Quello che vorrei regalare a me, alla Roma e al calcio, è un Aquilani che sta bene, per dodici mesi fi­lati ».
A chi deve dire grazie?
«A Vito Scala, il preparatore della Roma e di Totti. Mi è stato vicinissimo. E con lui, Silio Musa».
Spalletti le è stato vicino?
«Non è un problema di stare vicino. Il problema è che quando ti fai male e stai fuori a lungo, è inevitabile che la conse­guenza è che stai fuori da tutto».
Nel 2007 di Aquilani non c’è proprio nul­la da salvare?
«No, no. Nonostante gli infortuni, sono riuscito a giocare la finale di coppa Italia, la Supercoppa e a entrare stabilmente nel gruppo della Nazionale campione del mon­do. Almeno questo…».
A proposito di Nazionale: a giugno ci sa­ranno gli Europei, Aquilani ci sarà?
«Me lo auguro con tutto il cuore. All’az­zurro ci penso sempre. Donadoni in questo periodo che sono stato fermo non l’ho mai sentito, ma credo che se tornerò a giocare, avrò la mia chance. Gli Europei sono un mio obiettivo».
Totti, nel giorno dell’addio alla Naziona­le, ha detto che in azzurro ha sempre pa­gato il fatto di essere romano. Lei è spa­ventato da questa cosa?
«Per niente. Sono orgoglioso di essere romano, non lo cambierei per nulla al mondo».
Aquilani vuole giocare. Ma quanto sarà facile farlo in questa Roma?
«E’ un problema che non mi pongo. Per me l’importante è tornare a stare bene. Poi tutto il resto arriverà di conseguenza».
Da fuori che Roma ha visto?
«Bella, come sempre. C’è probabilmen­te il rimpianto di aver buttato via qualche punto in alcune partite in cui ci siamo fat­ti riprendere nei minuti finali. Ma a parte alcuni momenti, la Roma ha sempre fatto vedere di essere la squadra che gioca il miglior calcio del campionato».
Eppure l’Inter sembra destinata a un’al­tra passeggiata di salute…
«Non credo che sarà così. E penso che anche i nerazzurri non lo credano. La cor­sa scudetto non finirà con grande anticipo come la passata stagione, stavolta ce la giocheremo sino in fondo. Mancano ventu­no partite alla conclusione, sono tantissi­me. Possiamo mettere paura all’Inter, a patto però di non sbagliare più niente. E, pure, che loro comincino a sbagliare qual­che partita perché se le vincono tutte, tan­ti complimenti a loro».
Ma sarà più difficile sfidare sul serio l’Inter o tenere dietro la Juventus nella corsa per il secondo posto?
«Oggi come oggi dico che sarà più tosta tenere dietro la squadra bianconera che, appena tornata in serie A, si è ripresa su­bito il posto che ha sempre occupato nel nostro calcio».
Per la Roma può però essere un vantag­gio avere quest’anno la Juventus così vi­cina?
«Può esserlo. Averla così vicino ci co­stringerà sempre a scendere in campo con la massima concentrazione».
Aquilani in questo 2007 ha giocato ap­pena otto partite di campionato. Eppu­re sono state sufficienti perché grandi club mettessero gli occhi sul suo futuro.
«Fa piacere saperlo. Ma, credetemi, con me non si è mai fatto vivo nessuno. Ho un contratto sino al 2010 e, ve lo garantisco, in questo momento non mi interessa nulla del prolungamento, l’unica cosa a cui tengo è stare bene in salute».
Si è detto che l’Inter l’avrebbe contatta­ta…
«Del tutto falso».
Magari l’ha fatto con il suo procuratore.
«No. Fosse successo l’avrei saputo».
Si è anche detto che Aquilani avrebbe rifiutato un’offerta della Roma per un nuovo contratto da due milioni di euro.
«Falso pure questo. Con la Roma non ab­biamo mai parlato di soldi, tantomeno di due milioni di euro a stagione».
Se oggi la Roma le offrisse un nuovo contratto, cosa risponderebbe?
«Io sono pronto a firmare. Il mio sogno è vestire questa maglia per tutta la carriera. Ma i contratti, e non sono certo il primo a dirlo, si firmano in due. E, in ogni caso, in questo momento la mia priorità è una so­la: tornare a giocare».
Chi sarà l’uomo in più della Roma per il 2008?
«Cicinho. E poi, mi auguro, Aquilani».
Se potesse regalare un giocatore alla Roma, chi sceglierebbe?
«Messi. E’ lui il numero uno del presen­te e del futuro».
A Totti, invece, cosa regalarebbe per il nuovo anno?
«Un bel numero di assist. Così rivince­rebbe la scarpa d’oro, dopo la destra, gli serve la sinistra».
A Trigoria, per il futuro, invece di Mes­si, si parla di Mutu.
«Grande giocatore. Un campione. Uno giusto per questa Roma. Il fatto che la Ro­ma sia interessata a lui è una garanzia».
In che senso?
«Nel senso che finché la Roma tratta gio­catori di questo livello, possiamo stare tut­ti tranquilli perché vuole dire che si pen­sa in grande e si punta a vincere».

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